Nella patologia dell'apparato flessore plantare del piede non eccezionale, seppur poco nota e la disinserzione distale del gemello mediale: descritta da R. Judet, F. Mouquin e E. Pastel nel 1970, del tutto recentemente J. ed H. Judet (1979) hanno presentato una revisione di 20 casi operati. Dal punto di vista anatomo-patologico, le lesione o caratterizzata dalla disinserzione del gemello mediale dalla sua aponeurosi terminale subito prossimalmente alla fusione di questa con l'aponeurosi del solco per costituire il tendine di Achille. La disinserzione interessa a tutto larghezza il gemello che o dissociato dal sottostante soleo talora sino al poplite; l'interspazio e colmato dall'ematoma e successivamente da coaguli. La soggettività e del tutto caratteristica: di solito in un brusco movimento di estensione del ginocchio a piede flesso dorsalmente, dolore improvviso e talmente violento che il paziente e portato a voltarsi nell'impressione di essere stato colpito da un corpo contundente. L'importanza funzionale e immediata. All'esame obbiettivo e possibile inizialmente apprezzare la breccia in sede di disinserzione; rapidamente il polpaccio appare infiltrato, tumefatto, con vivo dolore palpatorio al III medio-III distale del polpaccio medialmente. Il piede e atteggiato in equino antalgico e nelle successive 24-48 ore compare diffusione emorragica distalmente al polpaccio e retromalleolare mediale. La ricostruzione chirurgica e semplice: con accesso longitudinale mediale al polpaccio, inciso il perimisio, si evidenzia il gemello mediale disinserito, risalito, scollato con interposti coaguli dal sottostante solco talora sino al poplite. Asportati i coaguli, il gemello viene fissato al solco con punti staccati di catgut in profondità traenti distalmente il ventre muscolare ed infine, sempre con punti staccati in catgut, all'aponeurosi di inserzione. Apparecchio gessato di arto inferiore a ginocchio flesso e piede in equino per 4 settimane; successivo trattamento rieducativo e carico graduale con appoggio. La disinserzione distale del gemello mediale e pertanto un quadro con sue ben definite caratteristiche anatomo-patologiche, soggettive e cliniche e con una precisa metodica di ricostruzione chirurgica. Resta in discussione: 1) il perché, a quanto noto, dell'esclusivo interessamento del gemello mediale con risparmio di quello laterale; 2) l'indicazione al trattamento chirurgico. In riferimento all'esclusivo interessamento del gemello mediale, Judet ipotizza il fatto che essendo esso inserito più distalmente, e quindi a fibre più lunghe, la sua contrazione preceda quella del gemello laterale risparmiandolo, in caso di rottura, per l'immediato arresto dell'ulteriore progressione del movimento. Personalmente ritengo che si debba tenere in considerazione il fatto che, trattandosi di muscoli pennati, può avere importanza (dato da accertare) come elemento esclusivo o concomitante, un eventuale diverso angolo di inserzione delle fibre dei due ventri muscolari. Per quanto riguarda l'indicazione al trattamento chirurgico, evidentemente il fatto che la lesione sia stata ad oggi del tutto misconosciuta fa ritenere che essa non ponga particolari problemi nei suoi esiti, problemi che avrebbero richiamato l'attenzione su di una patologia di volta in volta etichettata come vascolare o distrattiva, o passata solo per le mani del massaggiatore. Ciò può giustificare un trattamento astensionista che andrà comunque riveduto quando, avendo a mente la lesione, essa potrà meglio essere chiamata nei suoi esiti e quando eventuali casistiche operatorie saranno elemento di comparazione.