Sull'esperienza di 100 casi di fratture malleolari trattate chirurgicamente nel periodo gennaio 1980-settembre 1986, vengono riprecisate le indicazioni chirurgiche e, degli 83 casi riesaminati, vengono valutati gli esiti. Sono ad indicazione chirurgica le fratture esposte in urgenza, le fratture molto scomposte o quelle in cui nella riduzione immediata ortopedica non si sia ottenuta una perfetta riduzione, le fratture del III malleolo, le fratture del malleolo peroneale con associata lesione del legamento deltoideo o viceversa del malleolo tibiale con associata lesione di PAA e PC, diastasi della sindesmosi, sportivi. I peggiori risultati si hanno per trattamenti chirurgici dilazionati in insuccesso del trattamento ortopedico. Viene posta l'attenzione sulla via di accesso posteriore al malleolo posteriore anche in associazione a frattura malleolare del perone, e sulla necessitą per quanto possibile della ricostruzione della sindesmosi evitando l'uso di viti transperoneo-tibiali: un'eventuale rigiditą residua della sindesmosi č limitativa della flessione dorsale del piede. Difficile la valutazione degli esiti sia per la comparsa a volte, in ricostruzioni anatomiche e risultati mizialmeme buoni, di quadri clinici e radiografici di artrosi che potremmo definire paradossali ed in rapporto evidentemente con lesioni condrali non documentabili inizialmente, sia per la non sempre corrispondenza tra dati clinici e radiografici per cui un quadro artrosico radiografico č talora ben tollerato, mentre la funzione puņ essere limitata in un quadro radiografico non corrispondentemente significativo, inoltre per il diverso «assorbimento» soggettivo del danno tanto da essere in casi limiti minimizzata un'anchilosi indolente rispetto ad una residua articolaritą dolorosa di tibio-tarsica. Trattandosi , dato il nostro contesto sociale, di pazienti ad attivitą prevalentemente, o comunque anche, agricola con impegno, quindi, della tibio-tarsica in condizioni di stress, abbiamo ritenuto anche indicativo il dato riguardante lo svolgimento della precedente attivitą lavorativa. Dal riesame di 83 dei 100 pazienti operati, al di lą della visualizzazione numerica e percentuale dei singoli dati, emergono alcune valutazioni d'insieme: globalmente i risultati ad un anno sono stati favorevoli nel 59% dei casi, mediocri nel 29%, sfavorevoli nel 12%; a distanza di 5 anni si č avuto un deterioramento dei risultati per cui si č passsati a corrispondenti valori pari a 47, 32 e 21%; non sempre č agevole la ricostruzione anatomica, insufficiente in almeno il 20% dei casi (16 su 83); in nessun caso di insufficiente riduzione anatomica si č avuto un risultato favorevole ed anche i pochi mediocri ad un anno (3 casi pari al 19%) sono diventati sfavorevoli a 5 anni; in presenza di ricostruzione anatomica nessun risultato favorevole o mediocre a distanza di 5 anni nei casi (6 pari ali'8%) a risultato sfavorevole (condropatia, calcificazioni pararticolari e della sindesmosi, rigiditą e dolore, ecc.) gią ad un anno; sempre in presenza di ricostruzione anatomica, nell'arco dei 5 anni si č avuto un deterioramento (artrosi secondaria) dei risultati inizialmente favorevoli pari al 9% (dall'85% al 76%), con peggioramento nel 20% di quelli inizialmente mediocri. Ovviamente tutti esitati sfavorevolmente a 5 anni quelli gią inizialmente sfavorevoli. Emergono, come dati essenziali, che nel trattamento chirurgico delle fratture malleolari l'esito favorevole ha come presupposto inderogabile la perfetta ricostruzione anatomica; inoltre che, dato sconfortante, il risultato tende a deteriorarsi nell'arco di 5 anni, e probabilmente oltre, anche in presenza di perfetta ricostruzione anatomica.